2025
Mostra personale
Il mio lavoro si muove liberamente nello spazio, senza bisogno di un punto centrale. Quando realizzo, non seguo uno stile preciso o uniforme. Le mie opere quindi nascono come momenti diversi di un’unica narrazione poetica. Frammenti, generati da emozioni sparse e da luoghi lontani, si ritrovano insieme nella mostra, distribuiti nello spazio espositivo. Continuano a raccontare le loro storie, senza adattarsi a forme o regole tradizionali.
Stracci 1995
Visi comunicanti 2020
Se fossi prato 2025
Gli Stracci nascono nel 1995. Raccoglievo frammenti di stoffa, li organizzavo per tonalità e li intrecciavo a mano per creare nuove composizioni. Nasce così una delle mie prime serie di lavori e particolarmente significativa, in cui ritmo ed equilibrio derivano dal dialogo tra colore e struttura. L’intreccio è un momento di connessione: elementi diversi si incontrano, si sovrappongono e trovano un ordine comune. Questi lavori si basano sul disfare e ricomporre, trasformando materiali semplici in trame visive coerenti. Ogni opera nasce da una manualità paziente che dà alla materia una nuova forma.
Se Fossi Prato è una rappresentazione contemporanea di un prato selvatico, composta da piccoli quadri su juta. È una visione in micro scala, come se a osservare fosse un insetto: erbe spontanee, fiori di molti colori, presenze che ronzano. Sotto terra, le piante estendono radici profonde intrecciate con funghi e batteri. I prati incolti, come quelli che crescono su queste montagne nella bella stagione, sono ecosistemi preziosi: conservano la biodiversità, stabilizzano il suolo e assorbono grandi quantità di CO2.
Visi Comunicanti è una serie di piccoli acquerelli nata negli anni del Covid. Sono ritratti di persone comuni, amici e volti noti: chiunque, in quel periodo, catturasse la mia attenzione e alimentasse la mia immaginazione. Li dipingevo in modo spontaneo e rapido, lasciando che il pennello scorresse sulla carta. Nel silenzio dell’isolamento di quei mesi difficili, reagivo con ciò che avevo: la fantasia, il gesto veloce, il bisogno di restare in contatto. La mia voglia di comunicare prendeva forma in questi visi, che diventavano un modo per riempire la solitudine e spezzare l’isolamento.