Ci vengono incontro, con passo veloce. Ci osservano e anche noi li guardiamo. Sono difficili però da riconoscere perché la loro fisionomia è offuscata dal movimento e dalla mancanza di nitidezza nei contorni. Così possiamo solo intravedere l'alone di una persona anziana, un uomo corpulento, alcuni ragazzi, una elegante signora, un bambino. Dalle borse s'intuisce che qualcuno sta facendo shopping, altri invece già tornano dal lavoro con la 24ore stretta in pugno.
Ormai da due anni l'artista torinese Carlo Gloria produce questi singolari affreschi digitali, con una tecnica a metà strada tra nuove tecnologie e pittura murale. Le grandi fotografie a getto d'inchiostro vengono mimetizzate nel muro in modo da sembrare fotografie stampate direttamente sull'intonaco.
Carlo Gloria va per strada e in luoghi affollati come un mercato, la stazione, uno stadio, e lì scatta le sue foto, inquadrando la gente che gli passa accanto, veloce. Poi con un lavoro di “post produzione” proprio delle tecniche digitali, ne sfoca tratti e abiti, ottenendo figure paradossalmente precise e concrete. I volti non sono riconoscibili ma le tipologie fisiche, i comportamenti e gli abiti indicano l'appartenenza sociale e generazionale. Le figure anonime di Carlo Gloria ci comunicano un singolare senso di famigliarità.
Per l'atrio di Palazzo Bricherasio, Gloria ha ideato un progetto site specific e ha collocato 12 affreschi digitali di altrettante persone nelle due nicchie dell'esedra e lungo le pareti dell'ingresso che si affaccia in via Lagrange. Le foto sono state scattate proprio all'angolo tra via Lagrange e via Teofilo Rossi di Montelera. Luogo emblematico, sempre affollatissimo di gente. Qui al pomeriggio del sabato si ritrovano tanti ragazzi che dalla periferia e dall'hinterland vengono a Torino per "far due vasche in via Roma". Qui passano le coppie che il sabato vanno a fare shopping in centro. Qui negli altri giorni gli impiegati trascorrono la pausa dal lavoro per consumare un pranzo veloce prima di tornare in ufficio. Carlo Gloria riesce a fissare in immagine questa affollata e mescolata compagine sociale, stratificata per età, ceto, occupazione e oggi anche per etnia.
Il titolo dell'esposizione, “dodici milionesimi” vuole sottolineare la casualità della scelta dei personaggi. Sono dodici persone in mezzo al continuo flusso del centro di una grande città.
Guido Curto |